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Villa Badoer

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La Villa

A tutt’oggi villa Badoer, nota come la Badoera, è l’elemento caratterizzante del piccolo centro polesano di Fratta Polesine - ricco di importanti strutture architettoniche e di storia.

Chi arriva qui rimane piacevolmente colpito quando si trova di fronte a Villa Badoer, inserita nel contesto del paese, armonizzata con l'ambiente circostante e da questo valorizzata. Il complesso di Fratta Polesine costituisce infatti un unicum di straordinario valore nelle sue architetture, nei suoi giardini, nel tracciato del recinto murario, nel rapporto con il paesaggio agrario. Un vero e proprio gioiello, una delle ville più prestigiose del Veneto, riportata al suo originario splendore da un sapiente restauro che oggi consente ai visitatori di godere di una esperienza culturale di alto livello.

Questo perché è la prima villa in cui il grande architetto vicentino Andrea Palladio, uno dei massimi architetti italiani del '500, utilizzò pienamente un pronao con frontone in facciata, e l'unica realizzata in territorio polesano; è stata inserita, insieme alle altre ville palladiane del Veneto, nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Il complesso architettonico di Villa Badoer fu progettato e realizzato da Andrea Palladio su commissione del nobile veneziano Francesco Badoer. Costruito e certamente abitato nel 1556, era destinato a diventare il baricentro della vasta tenuta agricola ricevuta in eredità dalla moglie Lucietta Loredan, alla morte del fratello sei anni prima e segno visibile della presenza dei Badoer sul territorio.

Lo stemma di alleanza tra le due famiglie nella decorazione pittorica resta a testimonianza del sodalizio Badoer-Loredan, presupposto alla costruzione della villa, eretta nel luogo ove originariamente si trovava un antico castello.
Molto evidente è il rapporto tra la Villa e il suo paesaggio, rapporto enfatizzato da Andrea Palladio con l'elevazione della Villa su un basamento di “cinque piedi”: dal lungo salone principale lo sguardo può ancor oggi scorrere sul paesaggio dei campi e vecchi cascinali.

L’imponente facciata del corpo centrale, destinato a residenza dei nobili proprietari, presenta una loggia d’ordine ionico dalla quale si accede, attraverso una scenografica scalinata a più rampe, al giardino anteriore e alle barchesse. Le colonne reggono un grande frontone triangolare che rende la parte centrale più imponente rispetto ai fianchi. L’elegante struttura ad emiciclo dei portici, posti a schermare le barchesse annesse alla villa, le uniche concretamente realizzate dal Palladio fra le molte progettate, suggerisce l’immagine di braccia aperte, pronte ad accogliere i visitatori. Oltre al piano nobile adibito ad abitazione del padrone, la villa presenta il piano interrato per gli ambienti di servizio, e il sottotetto adibito a granaio.

Prestigioso l’interno. Le pareti delle sale del piano nobile e del pronao sono coperte dagli affreschi del Giallo Fiorentino e rappresentano scene pastorali, grottesche e allegorie mitologiche dai significati ancora oscuri. Tuttavia le indicazioni degli studiosi le inquadrano nell’ambito delle celebrazioni dei legami di amicizia tra le famiglie dei Badoer e dei Loredan, in particolare tra Francesco Badoer e Giorgio Loredan.

Grazie al restauro effettuato, la Villa è ritornata ad essere luogo vivo, centro di innumerevoli attività culturali, splendido teatro per mostre, convegni, eventi e spettacoli.

Inoltre, la barchessa settentrionale della villa ospita il Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine, che conserva in particolare importanti reperti riguardanti la vita, le attività artigianali e commerciali del villaggio di Frattesina, che si trovava presso la sponda di un antico ramo del Po (XII-X secolo a.C.).